Linen, precious as the future

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Portaluppi e Linificio

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Fondazione Piero Portaluppi, Milano; per gentile concessione. Fotografie: Antonio Paoletti

06 Mag  2024

LINIFICIO

Qual è il filo che lega l’azienda a uno dei più importanti architetti del Novecento?

Potrebbe essere stato il riordino della villa di via Rovani a Milano di proprietà di Senatore Borletti d’Arosio, presidente dal 1920 di Linificio e Canapificio Nazionale, a portare Piero Portaluppi a progettare la nuova sede centrale dell’azienda a Milano.

Il progetto iniziale, che fu poi realizzato in via Ansperto 5, prevedeva due piani con un ulteriore piano terrazzato, che venne poi modificato portando l’edificio a tre piani.

In facciata si riconoscono gli elementi che caratterizzavano lo stile dell’architetto in quel periodo: dal Déco fino ai richiami dell’architettura secessionista viennese.

Osservando l’edificio si riconoscono i motivi ricorrenti nella produzione coeva di Portaluppi, che hanno dato un nuovo stile e una nuova visione alla Milano del tempo, come la piattabanda a raggiera che corona le finestre del primo piano.

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Fondazione Piero Portaluppi, Milano; per gentile concessione. Fotografie: Antonio Paoletti

L’architetto venne di nuovo contattato da Linificio nel 1936 per l’ampliamento della sede. Il progetto constata in un secondo edificio angolare adiacente che rispecchia i codici modernisti, ponendo così uno affianco all’altro differenti linguaggi stilistici. La struttura è semplificata geometricamente, le decorazioni spariscono e la facciata è animata solamente dall’alternanza del ceppo gentile. Dopo la Seconda guerra mondiale l’edificio venne allungato e innalzato di altri due piani.

La collaborazione tra Piero Portaluppi e l’azienda continuò anche successivamente, con la progettazione nel 1942 della centrale idroelettrica di Vaprio d’Adda, che venne realizzata solo nel dopoguerra (a partire dal 1947). Insieme all’ingegnere Marco Semenza realizzò una struttura dall’aspetto solenne in cui si riconoscono alcuni elementi stilistici tipici del suo lavoro in quel periodo, come il grande portale con cornice in pietra rosa, il timpano regolare e i cubi che ornano la facciata. Attualmente i due edifici non fanno più parte dell’azienda, ma la collaborazione con l’architetto testimonia un periodo di grande fermento e rinnovamento per l’economia lombarda.